Una giovane cliente
Recentemente ho avuto l’opportunità di fare qualche seduta ad una ragazza sedicenne. E’ luogo comune pensare ai giovani come generazioni difficili, speasate e disorientate, loro malgrado, nel confuso mondo moderno, in cui si intersecano una realtà fisica ancora così fortemente corporea e terrena ed una virtuale che è cosa nuova e perciò disorienta, e che, come tutte le cose nuove (e non solo…), l’umanità è ancora ben lontana da imparare a gestire proficuamente. Un mondo in cui l’ormai preponderante dominio della tecnica sta, nel bene e nel male, repentinamente trasformando ordini di valori che nelle epoche passate si modificavano invece con estrema lentezza, al ritmo impercettibile dell’evoluzione naturale.
In questo scenario difficile, dialogare qualche ora con S. è stato piacevole e rinvigorente come un raggio di sole che spunti inaspettato nel cielo di una giornata grigia. S. ha le idee chiare, sa cosa vorrà fare da grande, è consapevole di essere un poco in difficoltà a livello emotivo e psicologico (e quale adolescente non lo è?), ma ha anche una percezione abbastanza chiara di quali ne sono i motivi. S. ama leggere e ha dei riferimenti. Non ha le risposte ai suoi problemi – mi chiede appunto un pò di supporto nell’orientarsi a risolverli – ma, molto più importante, ha e sa porsi delle domande. Perchè non puoi trovare le risposte ai tuoi problemi, se non sai porti le domande. Brava lei, e bravi i genitori.
E’ un errore tristemente banale pensare che le nuove generazioni siano sempre un poco peggio delle precedenti: non è verosimile. E’ falso. Le nuove generazioni sono semplicemente differenti dalle precedenti, perchè differente è il mondo in cui si ritrovano a vivere e che devono imparare a gestire. Un mondo che si modifica costantemente, da sempre. Con la difficoltà che negli ultimi decenni, come dicevamo, la velocità di questa trasformazione del mondo è decuplicata rispetto a quanto è sempre avvenuto nei secoli e millenni passati. I giovani di oggi hanno da gestire un mondo estremamente più complesso di quello dei loro nonni: siamone consapevoli. La storia insegna che i cambiamenti, quando avviati, sono inarrestabili. Tutto ciò che possiamo, e dobbiamo fare, è gestirli nel migliore dei modi possibili. Se abbiamo una macchina molto difficile da gestire, la cosa più intelligente da fare è arruolare ed educare dei bravi macchinisti: essi sono le nuove generazioni. E’ su di loro che dobbiamo massimamente investire: istruire, gratificare, dare fiducia, porre nelle condizioni di operare bene, insegnare costruttivamente. Questo è, oggi più di sempre, il compito di noi “anziani” nei confronti dei giovani. Le critiche sterili, gli atteggiamenti di scontro, le difficoltà comunicative non risolte, la mancanza di volontà ad un dialogo magari difficile ma franco e improntato al reciproco rispetto, l’arroccamento nelle proprie posizioni, contribuiscono solo a fare allontanare il macchinista dal suo ruolo, a metterlo nelle condizioni di svolgerlo male. E questo è esattamente ciò che non serve: nè ai giovani, nè ai meno giovani, nè al mondo stesso. Oggi come non mai non c’è più tempo per permettersi di sbagliare.